Le menzogne di Netanyahu: anatomia di un insabbiamento di Stato

Il "Muro di Gerico" della disinformazione: come il premier di Israele manipola l’intelligence per riscrivere la storia dell'attacco di Hamas del 7 ottobre.

di Ronen Bergman

Il documento diffuso da Netanyahu (vedi immagine sotto) non è che un groviglio di menzogne, distorsioni gravissime e calcolati occultamenti. La sua stessa pubblicazione rappresenta una sfida aperta alla legalità: un atto che viola procedure di sicurezza dello Stato e riservatezza investigativa, abusando della fiducia istituzionale per manipolare materiali classificati. L’obiettivo è unico e spregiudicato: deviare ogni colpa per il massacro del 7 ottobre.

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Un esempio su tutti ne svela il meccanismo.

Netanyahu scrive che, secondo dati d’intelligence post-bellici, Hamas avrebbe cambiato strategia nell’estate del 2021 — esattamente tre mesi dopo l’operazione “Guardiano delle Mura” — trasformando un generico piano di raid nel comando operativo denominato “Il Muro di Gerico”. Secondo questa versione, Hamas avrebbe iniziato solo allora i preparativi e l’addestramento necessari per l’attacco. Sostenere che prima di quella data il piano mancasse di coerenza o maturità operativa serve a una narrazione precisa: collocare la genesi del disastro sotto il governo di Naftali Bennett.

Ma la realtà è un’altra, e comincia dove finisce la menzogna: non esiste alcun documento delle IDF, né nell’Appendice 14 né altrove, che confermi questa ricostruzione. Netanyahu cade in una contraddizione logica: definisce le informazioni come tratte da un rapporto “rubato” e ricevuto solo dopo lo scoppio del conflitto, lamentando di non esserne stato informato a tempo debito. In sostanza, accusa le Forze di Difesa di non averlo aggiornato su qualcosa di cui esse stesse non erano a conoscenza.

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La gravità del fatto è ancora più profonda: non esistono documenti che dicano ciò che il Premier afferma. La sua versione altro non è che il riciclo di tweet e articoli pubblicati negli ultimi mesi dai suoi fedelissimi — “compari ed eunuchi” impegnati a precostituire una verità di comodo. Qualunque sia il filo dell’indagine, la loro narrazione punta sempre e solo a un unico colpevole: Naftali Bennett.

I dati estratti dall’IMU (l’Unità di Raccolta Tecnica e Intelligence) raccontano però una storia diversa. Dagli 80 petabyte di documenti recuperati a Gaza, inclusi i segreti più profondi di Hamas, emerge che la genesi del “Muro di Gerico” non risale al 2021, ma ai feedback interni di Hamas dopo l’operazione “Margine Protettivo” del 2014, guidata proprio da Netanyahu. Il primo ordine operativo fu completato nel 2016 e intercettato dall’intelligence israeliana già nel 2018.

Contrariamente alle tesi del Premier, gli addestramenti non sono iniziati nel 2021, ma all’inizio del 2019, con una grande esercitazione che simulava esattamente il piano d’attacco. Netanyahu mente sapendo di mentire quando afferma che fino all’estate del 2021 il piano fosse incoerente: il progetto ottenuto da Israele nel 2018 è quasi sovrapponibile a ciò che Hamas ha scatenato il 7 ottobre.

Se è vero che dopo l’operazione “Guardiano delle Mura” i preparativi hanno subito un’accelerazione, ciò è dovuto a quello che le indagini definiscono il “senso di capacità” di Hamas. Un’audacia nutrita paradossalmente proprio dal comportamento di Netanyahu, che si vantava del successo di un’operazione che non aveva centrato quasi nessuno dei suoi obiettivi. “Diventeremo arabi”, sghignazzò Yahya Sinwar leggendo le veline trionfalistiche diffuse dal Premier ai media israeliani, come riferito da un prigioniero catturato.

La decisione di Hamas di colpire nel 2023 è stata una scelta opportunistica. Sinwar ha colto la crisi interna israeliana causata dal tentativo di colpo di Stato giudiziario e ha accelerato i tempi per impedire la normalizzazione dei rapporti con l’Arabia Saudita (da cui i palestinesi erano stati esclusi dallo stesso Netanyahu alle Nazioni Unite), temendo inoltre l’attivazione del sistema laser antimissile prevista per il 2024.

L’intelligence non riferì queste informazioni a Netanyahu semplicemente perché non erano note in tempo reale. Ciò che era conosciuto e rilevante gli fu consegnato; il resto è una sua ricostruzione parziale e manipolata. Il documento pubblicato ieri non è solo falso nelle citazioni, ma è una selezione chirurgica fatta per nascondere la verità, ben lontana dall’essere un atto di trasparenza verso il Paese.

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