Il Segretario di Stato Marco Rubio ha avviato colloqui riservati con il nipote e custode dell’anziano dittatore de facto di Cuba, Raúl Castro, mentre gli Stati Uniti esercitano una pressione senza precedenti sul regime dell’Avana. Secondo quanto riferito da tre fonti a Marc Caputo di Axios, i contatti tra Rubio e Raúl Guillermo Rodríguez Castro starebbero scavalcando i canali ufficiali del governo cubano, segnalando come l’amministrazione Trump consideri ancora il rivoluzionario novantaquattrenne l’unica figura dotata di reale potere decisionale sull’isola comunista.
Rubio e il suo staff vedono nel nipote quarantunenne e nella sua cerchia i rappresentanti di una generazione di cubani più giovane e orientata al mondo degli affari, per la quale il comunismo rivoluzionario si è rivelato un fallimento. Un alto funzionario ha ribadito che la posizione del governo statunitense resta ferma sulla necessità di un cambio di regime, sottolineando tuttavia che le modalità precise di questa transizione spettano al Presidente Trump, che non ha ancora preso una decisione definitiva. Il giovane Castro, soprannominato Raulito e noto negli ambienti politici come El Cangrejo per via di una malformazione a un dito, è considerato l’interlocutore chiave in questa fase.
Il quadro generale descrive un governo totalitario che, dopo sessantasette anni di sanzioni americane e decenni di cattiva gestione interna, appare più vicino che mai al collasso, con l’isola sull’orlo di una crisi umanitaria. La rete elettrica è al collasso, gli ospedali limitano gli interventi chirurgici e i beni di prima necessità come cibo e carburante sono sempre più rari. Le difficoltà sono accelerate dopo l’estradizione di Nicolás Maduro dal Venezuela, che garantiva a Cuba forniture di petrolio quasi gratuite, e le successive minacce di sanzioni contro il Messico, l’altro grande fornitore dell’isola.
La decisione degli Stati Uniti di mantenere al potere alcuni partner di governo di Maduro in Venezuela, in particolare la vicepresidente Delcy Rodríguez, ha inviato un segnale chiaro agli insider cubani sulla disponibilità di Washington a scendere a patti con i rivali. Secondo una fonte vicina ai colloqui, l’amministrazione starebbe cercando proprio a Cuba una figura analoga che possa guidare la transizione e garantire stabilità in uno scenario post-castrista.
Fonte: Axios
