Emmanuel Macron ha rotto gli indugi: di fronte al nuovo schiaffo protezionistico di Donald Trump, l’Eliseo invoca “l’arma nucleare” del commercio europeo. La scintilla è ancora una volta la Groenlandia: sabato, il Presidente USA ha minacciato dazi extra del 10% (pronti a salire al 25% a giugno) su una lista nera di otto Paesi “ribelli”, colpevoli di non assecondare le sue ambizioni di acquisto sull’isola artica.
La rappresaglia di Bruxelles
Nel mirino di Trump ci sono Francia, Germania, Regno Unito, Olanda, Danimarca, Norvegia, Svezia e Finlandia. La risposta di Parigi è stata immediata: attivare per la prima volta lo “strumento anti-coercizione”, un meccanismo approvato nel 2023 che permette all’UE di colpire con sanzioni speculari i partner che tentano ricatti economici.
Sul tavolo di Bruxelles scotta già un dossier da 93 miliardi di euro: un pacchetto di dazi ritorsivi su sigarette, abbigliamento e generi alimentari Made in USA, congelato l’estate scorsa e ora pronto a essere riaperto.
“Superato il limite”
Il clima tra gli alleati NATO è ai minimi storici. Mentre il vice-cancelliere tedesco Lars Klingbeil tuona che “è stata superata una linea rossa”, il ministro della Difesa danese bolla come “inaccettabile” punire nazioni che, proprio come richiesto da Washington, stanno aumentando gli investimenti nella sicurezza artica.
Trump colpisce l’Europa proprio mentre questa si assume più responsabilità per la difesa del fronte nord. Il risultato? L’accordo commerciale siglato solo sei mesi fa è ora carta straccia: il Parlamento Europeo ha già congelato la ratifica, trasformando la “distensione” dell’anno scorso in una guerra aperta.