NATO 3.0, ultimatum di Hegseth all’Europa: “Stufi di farvi da scudo. Pagate o ce ne andiamo”

Il Ministro della Guerra USA minaccia il disimpegno militare e sferza i paesi dell'Alleanza (Italia in testa): "La nostra protezione non è gratis". «Troppi alleati sull'Iran hanno detto di no, si sono nascosti dietro astrusi dibattiti legali o ci hanno criticato pubblicamente per aver fatto ciò che loro non sono in grado di fare. È stato vergognoso».

BRUXELLES – Il messaggio arrivato dal vertice dei ministri della Difesa della NATO a Bruxelles non concede spazio alle sfumature diplomatiche: gli Stati Uniti sono stanchi di fare da scudo a un’Europa considerata “opportunista”. Il capo del Pentagono, Pete Hegseth, ha lanciato un vero e proprio ultimatum agli alleati europei, annunciando una revisione totale della presenza militare e delle basi americane sul continente. Un dossier che verrà liquidato in tempi record: «La revisione durerà al massimo sei mesi, ma potrebbe chiudersi anche prima», ha tagliato corto Hegseth.

L’obiettivo della Casa Bianca ha un nome preciso: “NATO 3.0”. Nelle intenzioni di Washington, l’Alleanza deve smetterla di essere un salotto burocratico e tornare a essere «una vera alleanza militare di linea dura, con capacità reali e in grado di garantire una deterrenza d’acciaio». Ma dietro il paravento dottrinale si nasconde una rabbia politica chiarissima. Il capo del Pentagono ha infatti fulminato i partner europei – Italia in testa – colpevoli di aver negato l’uso delle basi statunitensi sul proprio territorio per lanciare attacchi contro l’Iran.

«Troppi alleati hanno detto di no, si sono nascosti dietro astrusi dibattiti legali o ci hanno criticato pubblicamente per aver fatto ciò che loro non sono in grado di fare. È stato vergognoso», ha ringhiato Hegseth, senza usare giri di parole. «Hanno messo a rischio i soldati americani. In alcuni casi abbiamo dovuto spostare assetti fuori dai confini della NATO. Non ci sono scuse».

L’affondo del ministro della Guerra americano riflette la linea strategica del presidente Donald Trump, che da tempo minaccia di disimpegnarsi dall’Europa per concentrare le forze nel teatro del Pacifico in chiave anti-Cina. Washington ha già fatto sapere ai partner che taglierà il numero di bombardieri, caccia e navi da guerra destinati alla NATO, e il bilancio della difesa USA da 1.500 miliardi di dollari servirà innanzitutto a blindare «l’arsenale della libertà che protegge l’America e gli interessi americani». Trump ha persino cavalcato lo scontro diretto con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, minacciando il ritiro delle truppe dalla Germania, per poi ipotizzare un parziale spostamento di 5.000 uomini in Polonia.

I numeri del Pentagono in Europa: la rete difensiva (e l’arsenale atomico)

Per capire il peso del ricatto americano, basta guardare i dati d’archivio della presenza militare USA in Europa. Una rete logistica e strategica mastodontica, nata durante la Guerra Fredda e mai smantellata, che conta circa 100.000 soldati americani permanentemente schierati sul continente.

Il fulcro del potere militare statunitense resta la Germania, che ospita oltre 38.000 militari e snodi vitali come la base aerea di Ramstein e l’ospedale militare di Landstuhl. Seguono il Regno Unito (circa 10.000 uomini) e l’Italia, che con circa 12.000 soldati rappresenta il vero scacchiere avanzato per le operazioni nel Mediterraneo e nel Medio Oriente, ospitando il Comando della Sesta Flotta a Napoli (Capodichino/Gaeta), la Base Aerea di Aviano e la 173ª Brigata Aerotrasportata a Vicenza.

Ma il vero nervo scoperto della discussione riguarda la deterrenza nucleare e l’accordo di nuclear sharing della NATO. Gli Stati Uniti mantengono in Europa un arsenale stimato in circa 100 bombe atomiche tattiche B61 (oggi in via di modernizzazione con la versione B61-12 a guida di precisione). Queste armi sono dislocate in sei basi strategiche di cinque Paesi NATO: Kleine Brogel in Belgio, Büchel in Germania, Volkel nei Paesi Bassi, Incirlik in Turchia e due proprio in Italia.

I due siti italiani sono la base aerea di Aviano (Pordenone), gestita direttamente dall’Aeronautica USA, e la base di Ghedi (Brescia), dove le bombe atomiche sono custodite dagli americani ma destinate a essere impiegate, in caso di guerra nucleare, dai caccia Tornado e dai nuovi F-35 del 6° Stormo dell’Aeronautica Militare italiana.

L’ultimatum sui bilanci

È proprio l’ombrello di questa immensa macchina bellica che Washington non è più disposta a concedere gratis. Nonostante l’impegno preso dai membri della NATO al vertice dell’Aia di investire il 5% del PIL nella difesa entro il 2035, Hegseth ha denunciato che diversi Paesi stanno ancora facendo i “clandestini” della sicurezza comune. «Su questo saremo sinceri, sia in privato sia in pubblico», ha concluso il segretario USA. La pazienza del Pentagono è finita: o l’Europa inizia a spendere e a concedere le basi senza fare obiezioni legali, o la protezione americana diventerà solo un ricordo d’archivio.

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