di Cosimo Risi
Il senso dello spettacolo non gli fa difetto. Il suo tour asiatico comincia con la tappa facile in Malesia. A Kuala Lumpur, Donald Trump può esibirsi nella danza rituale di benvenuto fra le cortesie di circostanza degli anfitrioni, e presenziare alla firma dell’accordo di pace fra Cambogia e Thailandia, una guerra di pochi giorni da annoverare fra le sette concluse grazie alla sua mediazione. Ne mancano cinque all’appello, a volere conteggiare fra le concluse la crisi di Gaza.
Vola in Giappone, dove tiene a battesimo internazionale la nuova Prima Ministra dell’Impero, la prima donna in quella posizione e la prima a gratificare l’ospite americano di complimenti sperticati, manco si conoscessero da sempre e non da quel momento. Sanae Takaichi è una conservatrice ed evidentemente avverte un’affinità ideale immediata con il Presidente. I sorrisi si sprecano per non dire delle iperboli laudatorie.
Takaichi lo proporrà per il Premio Nobel a ragione dei suoi sforzi per la pace, fra cui Gaza e Medio Oriente. Da crederle sulla parola che il cessate il fuoco nella Striscia, ancorché violato regolarmente dalle parti, preluda alla pace fra Israele e Palestina ed alla stabilizzazione del Medio Oriente.
Di significativo nella missione è la visita che i due leader, a bordo di un elicottero americano, rendono alla base americana. La prova – dichiarano entrambi – del legame indissolubile fra i due paesi, Pearl Harbour e Hiroshima sono consegnati agli archivi, che si rinvigorisce con l’acquisto di armi americane, fra cui i temibili F35.
Il legame ha bisogno di essere aggiornato per la libertà di navigazione nell’Indopacifico. La flotta cinese incrocia con intenzioni minacciose nei confronti di Taiwan, che sarebbe anche ovvio, ma anche delle potenze alleate. Il Giappone è tradizionalmente esposto al revanscismo cinese, il riarmo è necessario e benedetto dall’amico americano, a dimenticare la lunga epoca del disarmo forzato dopo la sconfitta nella Guerra.
Si diceva di una sorta di copione cinematografico. Ed infatti ci si avvicina al climax della sceneggiatura: l’arrivo in Corea del Sud presso un altro storico alleato, stavolta avverso la Corea del Nord, per incontrare non solo gli amici coreani ma il quasi nemico Xi Jinping.
L’apice della missione asiatica è nel vertice con il Presidente cinese, il primo dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca e dopo una serie di contatti telefonici diretti e di appuntamenti fra i rispettivi Ministri. L’ultimo, quello del Segretario al Tesoro con il Primo Ministro, foriero di un accordo parziale sulle questioni commerciali. Da notare per converso che i dignitari cinesi non hanno trovato il tempo per ricevere adeguatamente il Ministro degli Esteri di Germania: lo sgarbo diplomatico non si è consumato poiché Johann Wadephul ha cancellato la missione a Pechino.
La diplomazia cinese di Trump è condita di dichiarazioni e controdichiarazioni, di annunci di dazi e di negazione degli stessi, salvo trovare un terreno comune nella volontà di non ostacolare troppo il commercio reciproco. Se la Cina ritiene essenziale lo sbocco americano per il suo surplus produttivo, l’America ha bisogno del mercato cinese per certi suoi prodotti invendibili altrove.
Non è solo il commercio il punto a dominare l’agenda, c’è il rapporto con la Russia. Gli Stati Uniti vorrebbero che la Cina riducesse sensibilmente l’esposizione verso la Russia, a cominciare dall’acquisto degli idrocarburi. La riduzione degli scambi sino-russi spingerebbe il Cremlino a più miti pretese sul dossier Ucraina. La Cina è il maggiore sponsor della Russia nella vicenda, anche se Xi non nasconde il fastidio per un conflitto durato troppo a lungo per servire soltanto a ridisegnare una frazione di mappa europea. La Cina ama i tempi lunghi non solo per annettere Taiwan ma anche per l’affermarsi del multipolarismo rispetto all’unilateralismo di marca americana.
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Cosimo Risi, già diplomatico, è stato da ultimo Ambasciatore d’Italia in Svizzera. Attualmente insegna Diritto Internazionale all’Università di Salerno e Relazioni internazionali al Collegio europeo di Parma. Fa parte dell’Advisory Board di Italia.co. Il suo ultimo libro è Terre e guerre di Israele. Sette anni di cronache mediorientali (Luca Sossella Editore, 2024)