Netanyahu al capolinea? L’America sta per abbandonarlo

L’amministrazione Trump, sempre più irritata con il primo ministro israeliano per il genocidio senza fine di Gaza, valuta di invitare il suo rivale Naftali Bennett alla Casa Bianca per esercitare pressioni. Se Israele non modificherà la sua condotta, rischia di perdere il sostegno americano, finora incondizionato. Anche l'Ue si dissocia. Ma l'Italia no.

Il rapporto personale un tempo caloroso tra il presidente americano Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è ormai deteriorato. Fonti vicine a Trump rivelano che il suo team sta valutando di invitare alla Casa Bianca Naftali Bennett, ex premier e rivale politico di Netanyahu, con un obiettivo chiaro: dimostrare a quest’ultimo quanto la loro frustrazione nei suoi confronti stia crescendo.

“La squadra di Trump sta facendo capire a Israele: ‘Vi abbandoneremo se non mettete fine a questa guerra’”, ha dichiarato un anonimo insider al Washington Post. Sebbene queste parole possano sembrare uno sfogo emotivo, riflettono un cambiamento di atteggiamento a Washington.

Finora, Trump ha rifornito generosamente gli arsenali israeliani ed evitato critiche pubbliche, ma la sua pazienza sembra esaurirsi. Se Israele vuole raggiungere i suoi obiettivi militari e uscire vittorioso dal conflitto, dovrà agire rapidamente e rivedere la sua strategia.

Un alto funzionario americano ha spiegato: “Questa amministrazione continua a sostenere Israele, ma non siamo più alle dinamiche del primo mandato. Israele deve prenderne atto”.

 Interpellato in merito, l’ufficio di Bennett ha risposto: “Non siamo a conoscenza di alcun contatto del genere”.

Ruined buildings in northern Gaza, seen from southern Israel.

Gli alleati si dissociano da Tel Aviv. Ma non l’Italia

“La situazione a Gaza è catastrofica. Gli aiuti devono arrivare subito senza ostruzioni. La pressione è necessaria per cambiare la situazione. C’è una forte maggioranza a condurre una revisione del rispetto dell’articolo 2 dell’accordo di associazione con Israele e ora la lanceremo”. Lo ha detto l’alto rappresentante Ue Kaja Kallas al termine del consiglio Esteri-Difesa. La richiesta era partita dall’Olanda e – a quanto si apprende – 17 Stati membri si sono detti a favore. Tra questi, ad esempio, Polonia, Francia, Spagna, Irlanda, Belgio e Svezia.

Mentre secondo fonti diplomatiche l’Italia e la Germania si sono schierate contro la revisione. La decisione spetta alla Commissione, ma l’obiettivo era constatare l’esistenza di una maggioranza favorevole nel Consiglio, cosa che per l’esecutivo Ue sarà difficile ignorare.

“Se Israele non interrompe l’offensiva militare e non rimuove le restrizioni agli aiuti umanitari, adotteremo ulteriori misure concrete”, hanno avvertito i paesi Ue in una rara accusa al governo di Netanyahu.

La risposta di Israele: Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha accusato gli alleati di aver consegnato ad Hamas “un enorme premio”, sostenendo che così facendo incoraggiano il ripetersi degli attacchi del 7 ottobre, che diedero inizio alla guerra.

L’allarme: Un alto funzionario umanitario dell’ONU, Tom Fletcher, ha dichiarato alla BBC che 14.000 bambini a Gaza potrebbero morire nelle prossime 48 ore se non verrà permesso l’accesso agli aiuti. Tuttavia, l’ONU ha in seguito parzialmente ritrattato le sue dichiarazioni.

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