Petrolio ai massimi da sei mesi: ultimatum nucleare di Trump all’Iran

Il Presidente concede a Teheran 15 giorni per l'accordo: "In caso contrario, accadranno cose terribili". Mercati in allerta.

Il prezzo del petrolio si è attestato sui massimi degli ultimi sei mesi nella mattinata di venerdì, mentre gli investitori monitorano con estrema cautela l’inasprirsi delle tensioni geopolitiche. Il Presidente Donald Trump ha infatti lanciato un ultimatum perentorio all’Iran: Teheran ha “dai 10 ai 15 giorni” per siglare un accordo significativo sul suo programma nucleare, altrimenti dovrà affrontare “conseguenze gravissime”.

Mercati energetici sotto pressione

Sulle piazze di Londra e New York, i contratti future hanno reagito con forza alle parole della Casa Bianca. Il Brent con consegna ad aprile è scambiato a 71,33 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) per marzo si attesta a 66,07 dollari. Entrambi i benchmark hanno toccato i livelli più alti dell’ultimo semestre, riflettendo il timore di interruzioni nelle forniture provenienti dal Medio Oriente.

I colloqui tenutisi in Svizzera questa settimana per risolvere lo stallo nucleare sembrano essere naufragati: Washington accusa Teheran di non aver risposto alle richieste fondamentali degli Stati Uniti. Intervenendo giovedì a Washington durante la prima riunione del suo “Board of Peace”, Trump ha dichiarato: “Il mondo saprà entro i prossimi dieci giorni se raggiungeremo un’intesa o se passeremo all’azione militare”. Il Presidente ha poi ribadito ai giornalisti a bordo dell’Air Force One di volere un accordo definitivo entro massimo due settimane.

Venti di guerra nel Golfo

Le minacce arrivano in un momento di massiccio dispiegamento di forze statunitensi nella regione. Fonti vicine alla Casa Bianca suggeriscono che l’amministrazione stia valutando nuove operazioni militari già per questo fine settimana. Trump ha ricordato che il potenziale nucleare iraniano è stato “totalmente decimato” dai raid statunitensi del giugno scorso, aggiungendo però in modo criptico: “Potremmo dover fare un passo ulteriore, o forse no”.

La risposta di Teheran non si è fatta attendere. In una lettera indirizzata al Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres, l’Iran ha promesso una reazione “decisiva” a qualsiasi aggressione, sottolineando la portata delle esercitazioni militari congiunte con la Russia attualmente in corso nello Stretto di Hormuz e nel Golfo di Oman.

Secondo Daniel Shapiro, ex ambasciatore statunitense in Israele, la finestra per l’inizio dei raid si aprirà sabato notte. “Questo non significa che accadrà immediatamente”, ha spiegato Shapiro alla CNBC, “ma è improbabile che l’Iran accetti le concessioni pretese da Trump. Ciò porterà il Presidente a dover decidere sull’uso della forza nei prossimi giorni”.

L’analisi: tra scorte cinesi ed elezioni di metà mandato

Nonostante le tensioni, Martijn Rats di Morgan Stanley sottolinea che il mercato globale resta “ben rifornito”, ma i prezzi sono sostenuti da tre fattori critici: l’incognita iraniana, l’insolito accumulo di scorte da parte della Cina e l’impennata dei costi dei noli marittimi.

Gli analisti di Barclays suggeriscono tuttavia che l’eventuale conflitto potrebbe essere di breve durata. Con le elezioni di metà mandato (midterms) previste per la fine del 2026, l’amministrazione Trump è estremamente sensibile al tema dell’affordability (il potere d’acquisto) dei consumatori americani. “Dubitiamo che la Casa Bianca possa tollerare un periodo prolungato di prezzi del carburante alle stelle o perdite umane significative”, si legge in una nota della banca. “Riteniamo che eventuali attacchi sarebbero limitati nel tempo e mirati a obiettivi specifici, proprio per evitare un impatto economico e politico insostenibile in vista del voto”.

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