UE: allargare sì, a bocce ferme no

di Cosimo Risi - Senza riforme sulle regole di voto, capacità di spesa e governance, un’Europa allargata a 30+ diventa ingovernabile. Il Rapporto Gozi, appena approvato dall'Europarlamento, riapre il cantiere: meno veti, più maggioranze e cooperazioni rafforzate dove serve.

di Cosimo Risi

Allargamento e approfondimento sono le parole chiave, quando si parla del futuro dell’Unione europea. Mentre vi è convergenza fra i Governi dei Ventisette sull’opportunità di allargare l’Unione fino all’unificazione del continente, vi è largo scetticismo presso i cittadini.

Il sondaggio Eurobarometro è eloquente: la maggioranza degli interrogati non osteggia l’allargamento in quanto tale, la solidarietà è d’obbligo verso i paesi ai nostri confini, teme per gli equilibri in seno all’Unione. Cosa accadrà alla politica agricola comune, tuttora la voce principale del bilancio europeo? Cosa accadrà alle politiche di coesione economica, sociale e territoriale, linfa vitale per le nostre regioni in ritardo? Le spese finanzieranno principalmente la difesa comune a detrimento di altre priorità?

La Commissione interpreta il sondaggio in maniera volontaristica. Rileva l’accettazione di principio, si riserva di sensibilizzare l’opinione pubblica sugli aspetti critici. Che sono veri e non facilmente superabili con gli strumenti della comunicazione. Occorre una strategia politica per l’approfondimento: per la riforma dei nodi strutturali dell’Unione. In primo luogo, la sua capacità decisionale e la sua capacità di spesa.

La risposta, a livello del Parlamento europeo, viene dall’adozione del Rapporto Gozi (Renew Europe) sull’unificazione del continente. Il rapporto è adottato a larga maggioranza dalle forze europeiste (socialisti, popolari, liberali) e respinta dalle forze sovraniste.

European Parliament resolution of 22 October 2025 on the institutional consequences of the EU enlargement negotiations

Il parlamentare ripropone il binomio allargamento-approfondimento che si presenta ad ogni ondata di apertura a nuovi stati membri. Siamo alla vigilia dell’ennesimo allargamento, questa volta relativo a Balcani occidentali, Georgia, Moldova, Ucraina.

Lasciando da parte il caso Ucraina, gli altri candidati all’adesione sono tutti o quasi in dirittura d’arrivo. Alcuni potrebbero entrare già nel 2030, altri nel 2034. Nel giro di pochi anni l’Unione passerebbe dai Ventisette membri attuali a Trenta e passa. Non è il Big Bang del 2004, ma un ingresso “a regata”: si salpa tutti assieme, si approda alla spicciolata.

Una Unione così larga è ingovernabile con le regole attuali. Di qui la premessa di Gozi. Egli accetta l’idea dell’unificazione del continente, la Russia resta di proposito sullo sfondo, il rapporto con Mosca essendo assai problematico, ma respinge l’idea che l’allargamento possa avvenire a bocce ferme.

Occorre un’opera profonda di ammodernamento delle regole e delle strutture. Il dilemma è secco: o l’Unione si riforma prima di allargarsi o perde qualsiasi capacità di incidere sullo scenario internazionale. Da una parte è la rappresentazione di un’Europa in grado di competere con le potenze amiche e non, dall’altra di un’Europa ancillare.

Le proposte del Rapporto sono sostanzialmente in linea con il dibattito dei circoli europeisti. A partire dalle regole. La gabbia delle decisioni all’unanimità in seno al Consiglio va spezzata. A cominciare dai negoziati di adesione. E qui il Rapporto ha accenti di novità. Non tutti i passaggi dei negoziati di adesione richiederanno l’unanimità, basti che questa resti per le decisioni storiche, e cioè sulla conclusione dei negoziati e l’ammissione dei nuovi stati.

Il ricorso alla maggioranza andrebbe adottato anche per le materie cosiddette comunitarie quale la politica fiscale. Su materie di pertinenza mista o intergovernativa (la politica estera e di difesa), il Rapporto suggerisce di accrescere l’ambito delle cooperazioni rafforzate fra gli stati membri che vogliano fare di più senza che gli altri possano bloccare. Una pattuglia di volenterosi per accrescere la forza d’urto dell’Unione.

Ed infine il bilancio. Vige la regola che il Consiglio europeo fissi nella programmazione pluriennale il tetto delle entrate, oggi a poco più dell’1% del PIL europeo, e che le spese dei bilanci annuali si attengano a quel tetto. Il bilancio europeo è stretto per le politiche ambiziose da perseguire, specie nel settore della difesa, se si vogliono mantenere gli attuali livelli di sostegno ai cittadini.

La strettoia diventa stridente nel caso di adesione di nuovi stati che si pongano sotto la media della ricchezza europea. Tutti i candidati sono potenzialmente eleggibili alla coesione. Per non parlare dell’Ucraina, il tradizionale “granaio d’Europa”, che porrebbe tensione pure sul mercato agricolo.

Conciliare l’inconciliabile parrebbe la chiusa del Rapporto Gozi. Ed in effetti, adottandolo, il Parlamento europeo si pone alla testa di un movimento riformatore ambizioso. Senza l’ambizione non si sviluppa l’Europa. A settantacinque anni dalla Dichiarazione Schuman è il momento del coraggio.

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Cosimo Risi, già diplomatico, è stato da ultimo Ambasciatore d’Italia in Svizzera. Attualmente insegna Diritto Internazionale all’Università di Salerno e Relazioni internazionali  al Collegio europeo di Parma. Fa parte dell’Advisory Board di Italia.co. Il suo ultimo libro è Terre e guerre di Israele. Sette anni di cronache mediorientali (Luca Sossella Editore, 2024)

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