Un anno di Trump, con i paesi d’Europa vassalli e senza coraggio

L’Europa schiaffeggiata, tra dazi e macerie atlantiche, mentre lui compie 12 mesi alla Casa Bianca.

È bastato appena un anno. Le vie e i mezzi sono stati talvolta sconcertanti, ma l’Europa si ritrova esattamente dove poteva aspettarsi quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca il 20 gennaio 2025: non solo privata di un potente alleato, su cui contava troppo e da troppo tempo, ma ormai apertamente trattata da nemica e colpita da sanzioni.

Tutta l’ossequiosità manifestata dai leader europei, tutte le umiliazioni accettate con un sorriso sottomesso, i dazi unilaterali salutati come un male minore, le ingiunzioni a senso unico ratificate dai membri della NATO, l’allineamento con Vladimir Putin subito lamentosamente sulla risoluzione del conflitto in Ucraina, le intimidazioni tollerate sull’applicazione del diritto europeo ai colossi tech americani… tutta questa servilità è stata pateticamente vana. La strategia di contenimento dispiegata di fronte a Donald Trump è fallita integralmente, incoraggiandolo al contrario a calpestare ulteriormente questa Europa fragile e divisa.

È giunto il momento di rispondere o sparire. Di scegliere tra la sovranità e il vassallaggio. L’Europa ha delle armi, specialmente economiche, come quel ben battezzato «strumento anti-coercizione» che non ha mai osato utilizzare e di cui Emmanuel Macron chiede l’attivazione. Dazi contro dazi, sanzioni contro sanzioni: bisogna prendere atto che l’alleanza transatlantica è in macerie e far sapere all’America di Trump che d’ora in avanti sarà trattata per ciò che è – una potenza ostile.

Senza dubbio, il primo risultato sarà quello di dividere gli europei, con chi sfugge ancora ai suoi fulmini che si affretta ad aprire il proprio ombrello. Ma l’indebolimento che ne risulterà sarà solo di facciata. In questo mondo di predatori, l’UE non sa che farsene di partner neutrali o complici dei propri avversari. Essa deve raggrupparsi attorno a un nucleo duro di paesi sovrani animati dalle stesse ambizioni esistenziali. È una battaglia politica quella che Donald Trump lancia agli europei, o più esattamente alle democrazie affannate del Vecchio Continente, esposte a una virata verso quel nazional-populismo che lui pratica a casa sua.

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