Prima lo sfogo, poi la frenata. Santanchè ci ripensa: «Sono una donna di partito, se me lo chiede Meloni vado via»

La ministra del turismo da Jeddah rifiuta le dimissioni e dimostra di non avere nessuna intenzione di andarsene. E manda segnali al partito: «Ho pochi amici ma ho sempre contato su me stessa».

«Non vedete come sto? In formissima. Un pezzo del partito mi vuole fuori dal governo? Chissenefrega! Pazienza. Ho pochi amici ma ho sempre contato su me stessa». E infine: «Meloni dice che può esserci impatto sul mio lavoro? Magari lo valuto io! E La Russa non mi abbandonerà mai». È una Daniela Santanchè in grande spolvero quella che decide di parlare da Jeddah con i giornalisti per fare il punto sulle sue dimissioni dopo le indiscrezioni che la volevano sul punto di mollare. E la pitonessa diventata Lady Coccoina (come ha scritto ieri La Verità) dimostra di non avere nessuna intenzione di andarsene. A prescindere dai rinvii a giudizio per il caso Visibilia.

Parole da guerriera


Secondo il Corriere della Sera (vedi VIDEO qui sopra) quelle della ministra del Turismo sono parole da guerriera. Di certo sfidano apertamente la premier, visto che proprio a quello che aveva detto Meloni la ministra risponde: «Non mi dimetto, vado avanti.

«Non ho mai detto chissenefrega del partito ma chissenefrega di chi mi critica», la precisazione diffusa oggi:

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2025/01/28/santanche-sono-una-donna-di-partito-se-meloni-lo-chiedesse-lascerei_9f09bf09-3620-42e1-9548-8eb3b14e97ea.html

Il mio ministero ha già portato avanti tutto il programma di governo». E quando le chiedono se si sente sola, la replica è orgogliosa: «Io non mi sento mai lasciata da sola, anche perché è tutta la vita che conto solo su me stessa, quindi non conosco questo sentimento, ognuno è quello che è, e io sono quella che sono e vi posso assicurare che oggi sono serena, tranquilla».

Il caso Santanchè e il premierato forte: spetta a Meloni o alla ministra decidere sulle dimissioni

E ancora: «Non faccio nessun passo indietro, ero innocente ieri, sono innocente oggi e anche domani, poi se si vuole cambiare il significato del diritto, se si vuole dire che un soggetto è colpevole perché è sottoposto ad indagini allora si accomodino».

Il garantismo

Santanchè è un fiume in piena: «Ma non è la storia di garantismo a cui appartengo, e anche il mio partito, così come tutta la coalizione. Appartengo a un governo che sta facendo una precisa riforma della giustizia, mi stupirei se qualcuno ora dentro FdI chiedesse le dimissioni di un ministro per un rinvio a giudizio, sarebbe una grossa sorpresa». E ancora: «Ogni giorno continuo a lavorare, e a mettere nel mio lavoro lo stesso impegno che mettevo all’inizio dell’esperienza di governo. Lo ha attestato anche Meloni».

I ministri Crosetto e Santanchè visitano la nave scuola Amerigo Vespucci

E l’incontro con la premier? «Certo la vedrò, la vedo spesso, tutto quello che avete scritto non collima con i dati di realtà, io sono serena, voi scrivete quello che volete». Su Report: «La puntata non l’ho vista. Mi sembra che Visibilia abbia un commissario giudiziale e avevano chiesto la bancarotta. Ha anche una cassa, una liquidità, quindi…».

L’amico La Russa

L’ultimo pizzino è per il presidente del Senato, che avevano dipinto sul punto di mollarla: «La Russa è un amico, c’è una forte rapporto personale, poi ci sono i rispettivi ruoli istituzionali, lui fa il presidente del Senato, io il ministro. Una cosa è sicura, non mi abbandonerà mai, ma non per la politica, in primo luogo come amico. In politica è molto difficile avere amici, io ne ho pochi. La Russa è uno di quelli. E saremo amici sempre, come i carabinieri». Nei giorni scorsi si era parlato di un’exit strategy per la ministra. In attesa della decisione della Cassazione sull’eventuale spostamento del suo processo da Milano a Roma, doveva andare così: respinta della mozione di sfiducia dell’opposizione e dimissioni nelle mani della premier con onore delle armi.

La resistenza della ministra

Oggi Santanchè stessa sembra voler allontanare questa prospettiva. E lasciare quindi che il suo caso diventi ancora più bollente per una premier che l’ha sì difesa, ma immaginando il suo passo indietro. Invece lei sembra non avere nessuna intenzione di farlo. Tanto che Massimo Franco sempre sul Corriere si chiede come mai ci voglia così tanto per le dimissioni e, soprattutto, che cosa Santanchè possa mettere in campo per evitare un esito potenzialmente traumatico della sua carriera ministeriale. E chiude così: «Ma il problema, se davvero si dovesse arrivare alle dimissioni, promette di diventare il modo in cui Santanché le darà. E soprattutto, cosa potrà accadere dopo, quando i processi a suo carico entreranno nel vivo. Sempre che non si preparino altre sorprese».

Fonte: OpenOnline

Tag

Partecipa alla discussione