“La lealtà, il rispetto, lo spirito di squadra e di sacrificio, come pure l’inclusione sociale e la gioia dell’incontro” sono “i valori autentici dello sport” ricordati da Leone XIV, in un telegramma a firma del cardinale segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, in occasione della messa con gli atleti, i volontari e le società sportive impegnate nella preparazione dei Giochi olimpici invernali. Con le Olimpiadi invernali Milano-Cortina da poco iniziate, ci chiediamo se questi valori importanti veicolati dallo sport sono sempre accolti anche da chi guarda con ammirazione i campioni delle varie discipline sportive o se, nel tempo, qualcosa è cambiato, come fa pensare il mondo delle scommesse sportive. Ne parliamo con Fabio Pellerano, educatore professionale, esperto nel trattamento del disturbo da gioco d’azzardo e saggista.
(Foto Silvia Granero)
Cosa distingue un semplice tifoso da una persona che scommette su un evento sportivo?
La premessa è doverosa: non sono un tifoso e non seguo con particolare passione nessuno sport, ma incontro tanti scommettitori su eventi sportivi che mi raccontano la grande fatica che ormai fanno nel seguire una partita di calcio senza scommetterci qualcosa.La passione per un determinato sport o il tifo per la squadra del cuore non bastano più per motivarli a stare incollati allo schermo o ad andare allo stadio per gioire sulla bell’azione o sulla vittoria, perché tutto è orientato non al risultato in campo, ma a quello sulla bolletta.Siamo arrivati al punto che negli ultimi Internazionali di tennis di Roma, tra il pubblico, alcune persone rumoreggiavano apposta per far perdere la concentrazione all’avversario del tennista su cui avevano puntato. Per non parlare di chi gioca “live”, che praticamente passa tutto il tempo a fare le scommesse, piuttosto che seguire lo sport che dichiara di seguire con passione.
Come si spiega questo fenomeno?
A volte mi capita di invitare gli scommettitori a fare due pensieri su questo cambiamento antropologico e anche loro sono sconsolati per questa trasformazione, che li ha portati a passare da appassionati di uno sport a consumatori di un prodotto d’azzardo. Il mutamento però non è frutto del caso, ma è qualcosa di ben pianificato. Le scommesse sul calcio esistono dal 1946 con il Totocalcio, quando si passava la domenica a controllare la schedina cartacea, seguendo le partite allo stadio o alla radio. Celebre era diventato il modo di dire “fare 13”, ad indicare di aver imbroccato tutti i pronostici per poter incassare spesso delle belle cifre, che cambiavano veramente la vita. Oggi se indovini 13 risultati consecutivi con le scommesse sportive non è che vai molto lontano: quindi non sono un fenomeno recente. Ma un tempo erano al più un corollario all’evento calcistico, un rituale collettivo della domenica degli italiani, in prevalenza uomini. Ora è diverso:
si può scommettere su tutti gli sport, a livello mondiale, a qualsiasi ora e ogni giorno, per non parlare degli eventi virtuali. È stato barattato quel rito settimanale, ben sedimentato nell’immaginario collettivo, in cambio di modifiche ingegnerizzate per favorire l’impulsività e la compulsività.
Anche la pubblicità ha un peso?
Sì, non bisogna dimenticare l’effetto che hanno avuto negli anni la pubblicità e le sponsorizzazioni delle squadre, come più volte sottolineato nel recente rapporto della Commissione per la Salute pubblica di Lancet sul gioco d’azzardo. Seppur vietate da qualche anno con il Decreto Dignità nel 2019, le Concessionarie hanno trovato il modo di aggirare il divieto pubblicitario “inventandosi”, con la benedizione di Agcom, i siti di informazione. Per esempio da ottobre 2025 il portale “sureWin” è diventato “Official Regional Online Casino Partner in Asia” del Milan, un’azienda che secondo notizie di stampa è un sito di scommesse sportive molto opaco. Poibasta andare allo stadio e si sprecano i cartelloni pubblicitari con loghi aziendali arcinoti, pubblicizzati semplicemente modificando l’estensione del sito di scommesse da “.it” ad altre declinazioni (ad esempio, “.tv”, .info e così via), così come seguendo una trasmissione sportiva alla tv e non badando troppo a quello che succede online, perché ormai siamo troppo abituati al bombardamento pubblicitario che quasi non ci facciamo più caso, per lo meno a livello conscio.Occorre anche ricordare i giocatori famosi che in passato hanno pubblicizzato le aziende, ma l’elenco dei volti noti che invitano a “scommettere responsabilmente” sarebbe troppo lungo, per cui ve lo risparmio, ma senza dimenticare i tipster.