“Quando un potere di tale portata (quello digitale) si concentra in poche mani, tende a farsi opaco e a sfuggire al controllo pubblico, e cresce il rischio di uno sviluppo distorto che genera nuove dipendenze, esclusioni, manipolazioni e disuguaglianze”. È un passo cruciale della prima enciclica di papa Leone XIV, “Magnifica Humanitas“.
Antonio Affinita, direttore generale del Moige, Movimento Italiano Genitori, avete deciso di sfidare questo potere, trascinando i colossi delle piattaforme social in tribunale per chiedere più tutele per i minori. Che effetto le fa leggere queste parole?
“Le parole del papa ci toccano nel profondo: quando il potere digitale sfugge al controllo pubblico, sono sempre i più deboli a pagarne il prezzo. Per questo abbiamo portato Meta e TikTok davanti al Tribunale delle Imprese di Milano: 3,5 milioni di bambini italiani sotto i 14 anni sono illegalmente sulle loro piattaforme, esposti ad algoritmi progettati per creare dipendenza. La scienza lo certifica, i documenti interni delle stesse aziende lo confermano: sanno e non agiscono. Noi sì”.
Il papa nell’enciclica parla di “dipendenze” e “manipolazioni”. È così che agiscono le piattaforme digitali? Quali sono le principali minacce per i più giovani?
“Il papa dice delle verità, che noi decliniamo e documentiamo in Tribunale: Meta e TikTok non sono piattaforme neutre di intrattenimento, sono macchine di dipendenza progettate per sfruttare la vulnerabilità dei nostri figli, danneggiandoli. Per questo siamo andati dai giudici: non potevamo più aspettare”.
Ci sono novità dal punto di vista giudiziario e che cosa vi aspettate da questa class action?
“Il 14 maggio si è tenuta la prima udienza della nostra class action. Meta e TikTok hanno subito alzato barricate, contestando la giurisdizione italiana: una tattica dilatoria che non ci sorprende, ma che non fermerà la nostra azione. I nostri legali dello Studio Ambrosio & Commodo hanno depositato prove schiaccianti: le piattaforme sapevano degli effetti dannosi dei loro algoritmi sui minori e hanno scelto di ignorarli. Da questa azione ci aspettiamo una sentenza inibitoria che costringa Meta e TikTok a individuare i 3,5 milioni di bambini italiani tra i 7 e i 14 anni illegalmente presenti sui social. Parallelamente stiamo costruendo una rete europea di associazioni di genitori per replicare questa azione in tutta l’Ue, perché questa battaglia non si vince solo in Italia”.
Usando una metafora biblica, siete come Davide contro Golia. Cosa vi ha spinto?
“Ha mosso la nostra azione il grido di migliaia di minori danneggiati da questi algoritmi predatori e quello dei genitori impotenti ed indignati davanti a chi promette sicurezza ed invece offre danni e dipendenze”.
Crede che indirettamente l’enciclica possa dare “una spinta” alla vostra azione giudiziaria?
“Per l’azione giudiziaria, anche senza enciclica, abbiamo ragioni giuridicamente solide per chiedere l’inibitoria. Sicuramente quelle parole parleranno ai cuori di persone potenti e ricche che gestiscono questi strumenti, affinché possano modificare questa condotta dannosa e malvagia”.
Fonte: Il Giorno