Un numero crescente di adolescenti assume antidepressivi, e questo potrebbe compromettere la loro vita sessuale per anni. Mentre la ricerca conferma che gli SSRI (Selective Serotonin Reuptake Inhibitor, cioè Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina) smorzano il desiderio negli adulti, nessuno sta studiando seriamente cosa significhi somministrare questi farmaci a ragazzi nel pieno dello sviluppo. Un recente articolo del New York Times parte da qui, da questo vuoto di dati, per indagare un rischio inquietante.
La storia di Marie è esemplare. Iniziò il Prozac (fluoxetina) a 15 anni per un disturbo alimentare. Le infatuazioni svanirono rapidamente. “Mi resi conto che non sviluppavo nuove cotte”. Nessuno l’aveva informata degli effetti collaterali sessuali. Oggi ha 38 anni, è senza farmaci da sei, ma il desiderio rimane “un vuoto spazio buio”.
Marie ritiene di avere la PSSD, la disfunzione sessuale post-SSRI, una perdita di sessualità che persiste dopo l’interruzione del farmaco. È una designazione controversa. L’assunto medico standard è che gli effetti collaterali (desiderio azzerato, orgasmi irraggiungibili) svaniscano con l’ultima pillola. Molti psichiatri imputano il problema alla depressione stessa, che notoriamente spegne la libido.
Eppure, la PSSD sta guadagnando un cauto riconoscimento. Il DSM-5, il manuale diagnostico di riferimento, ammette che la disfunzione “in alcuni casi, può persistere”. Agenzie regolatorie in Europa, Canada e Australia hanno emesso avvertimenti simili. Negli Stati Uniti, il foglietto illustrativo del Prozac include un’avvertenza.
Il problema assume contorni urgenti di fronte ai numeri. Le prescrizioni di SSRI a ragazzi tra i 12 e i 17 anni negli Stati Uniti sono aumentate del 69% tra il 2016 e il 2022. Tra gli studenti universitari, il 22% ne ha fatto uso nell’ultimo anno. Questi farmaci possono salvare la vita, bloccando ansia e depressione, ma l’articolo si concentra sull’altro lato della medaglia.
Se la PSSD, forse rara, è l’estremo dello spettro, cosa accade nel mezzo? L’ipotesi è che i farmaci impongano una “dormienza” alla libido proprio mentre dovrebbe emergere, interferendo in modo subdolo ma con conseguenze durature. L’articolo riporta il “rimpianto terribile” di Ruth, una madre la cui figlia, messa sotto Zoloft a 11 anni, ora vive con “zone erogene che non funzionano”.
Il Dr. Alexander Scharko aveva lanciato l’allarme già nel 2004. In un articolo scientifico, notò l’assenza totale di studi sugli adolescenti e ipotizzò che gli SSRI potessero “distorcere lo sviluppo erotico”. Si aspettava un putiferio; seguì un silenzio assordante che dura ancora oggi. Le aziende farmaceutiche non hanno incentivi a finanziare studi a lungo termine. I medici, dice Scharko, spesso evitano l’argomento, protetti da un “tabù” culturale sul parlare di sesso con gli adolescenti.
Mentre la cultura è satura di sessualità, i cervelli giovani, “vulnerabili” e plastici, vengono modificati chimicamente senza che nessuno si ponga la domanda fondamentale. “Se un bambino inizia un SSRI e lo prende durante la pubertà, cosa succede?” chiede Scharko. “Non posso dirvelo. Ma la mia ipotesi è che qualcosa succeda”.
Fonte: The New York Times