Il nuovo nucleare. Ovvero: la bomba e il reattore

di Cosimo Risi - La minaccia atomica militare pesa nello scontro tra Russia e NATO, mentre la tecnologia civile offre un futuro energetico sicuro e pulito. Il dilemma, tra deterrenza e progresso, è il tema del libro di Antonio Ereditato, Fisico delle particelle all’Università di Chicago, e Stefano Buono: "Il nuovo nucleare, rimettere la scienza al centro" (Egea).

di Cosimo Risi

La propaganda russa ha rotto il tabù linguistico del nucleare. Dmitrij Medvedev, da Presidente della Federazione, pareva l’homo novus di Russia con il quale Barack Obama pensava di intessere un rapporto moderno. Da Vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, si è specializzato nell’invettiva antioccidentale, la condisce con la minaccia di ricorrere all’arma nucleare, beninteso tattica, per fiaccare la resistenza dell’Ucraina e spaventare i suoi sostenitori europei.

Attorno al nucleare militare vigeva la silenziosa convenzione che bisognava non parlarne, pur constatando che i paesi “legittimamente dotati” (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu) non riducessero gli arsenali e che altri paesi praticassero la nuclearizzazione. Non l’Iran, su cui Israele e Stati Uniti hanno lanciato il bombardamento (convenzionale) per mettere fuori uso gli impianti. Israele ne aveva già ridotto le capacità colpendo gli scienziati addetti.

Rafael Grossi, il Direttore dell’AIEA, dichiara che molti paesi hanno voglia di Bomba. Lo farebbero a scopi difensivi e di deterrenza nei confronti dei vicini già dotati o potenzialmente dotati. La classica corsa al riarmo che Emmanuel Kant aveva lucidamente individuato nella Pace perpetua come viatico verso la guerra. Io ti attacco prima che tu ti riarmi al punto da minacciarmi seriamente. Il confine fra pace armata e guerra guerreggiata passa attraverso la difficile valutazione delle intenzioni dell’avversario. Mentre la dottrina della deterrenza vorrebbe la prevedibilità delle mosse delle parti, proprio ad evitare gli incidenti da imperfetta valutazione.

La propaganda ci mette il resto. Si prenda il caso degli sconfinamenti di droni e aerei russi nei cieli di Polonia e Lettonia. I droni sarebbero stati fuori controllo, difficile pensare lo stesso degli aerei. La tattica russa è di saggiare la capacità di risposta della NATO e, al suo interno, la risposta americana. Il fatto che Donald Trump abbia prima derubricato l’incidente dei droni e poi taciuto sull’incidente degli aerei incoraggia la Russia nel proseguire la campagna di terra a bassa intensità. Per arrivare alla tregua con i grigiori autunnali? Con l’Ucraina sfiancata dal mancato ricambio dei militari e con gli alleati europei orfani dell’amico americano? Solo allora il negoziato potrà decollare, e concludersi, alle condizioni poste dal Cremlino: eliminare le cause profonde della guerra.

In una pubblica conversazione con Antonio Ereditato, Fisico delle particelle presso l’Università di Chicago, passiamo al campo del nucleare civile. Meglio: nel libro omonimo con Stefano Buono, egli scrive de Il nuovo nucleare, rimettere la scienza al centro (Egea, 2025). Non gli impianti mastodontici del passato, con il problema delle scorie da smaltire e con gli investimenti così ingenti da essere spalmati nel corso di decenni. Ma impianti di nuova generazione e di piccola taglia. Si chiamano Small Modular Reactors (SMR), gli impianti tascabili che possono alimentare una cittadina con ingombri ridotti e con investimenti sostenibili anche dalle finanze locali.

I nuovi impianti consumano le scorie, non si pone più il problema dello stoccaggio che nessuna comunità vuole nei dintorni. I livelli di sicurezza sono così alti che non pongono rischi apprezzabili. Sono i rischi, ampiamente enfatizzati dai media, che inducono i cittadini a diffidare del nucleare. I precedenti di Chernobyl e Fukushima spaventano oltre misura.

Ereditato è netto sul punto: i danni sono eccessivamente sovrastimati. In Ucraina ci fu una sessantina di vittime, in Giappone nessuna. Sono moliti di più i decessi dovuti all’inquinamento ambientale per non parlare degli incidenti automobilistici.

Il rifiuto del nucleare ha natura ideologica, con scarsa cognizione scientifica e persino economica. Si prenda il caso italiano. Un referendum ci denuclearizzò sull’onda emotiva di Chernobyl. Da allora l’Italia importa energia per il 75% del fabbisogno, buona parte dai nostri vicini (Francia, Svizzera) che la producono con il nucleare. Il che significa che un eventuale incidente alle nostre frontiere non ci risparmierebbe. La Francia, al contrario, produce il 70% dal nucleare. Quando scattarono le sanzioni europee a carico del gas russo, l’Italia si affrettò a diversificare le forniture ricorrendo ad importazioni più costose, la Francia reagì con la compostezza della autosufficienza.

Il dato interessante è che il complesso dell’Intelligenza Artificiale consuma quanto il Regno Unito. Una cifra enorme che si aggiunge a quelle delle industrie manifatturiere oltre che degli impianti domestici. L’energia alimenta l’economia, ci tiene letteralmente in vita. Ecco allora la ricetta metodologica di Ereditato: porre la scienza al centro del dibattito. Affrontare il tema dell’energia con la freddezza dei calcoli e non con i pregiudizi ideologici.

Rompere il tabù della Bomba è grave, rende la parola di uso comune, meno spaventevole. Parlare di nucleare si può e, secondo Ereditato, si deve: nei termini appunto di una crescita civile, generalizzata e non inquinante.

Cosimo Risi, già diplomatico, è stato da ultimo Ambasciatore d’Italia in Svizzera. Attualmente insegna Diritto Internazionale all’Università di Salerno e Relazioni internazionali  al Collegio europeo di Parma. Fa parte dell’Advisory Board di Italia.co. Il suo ultimo libro è Terre e guerre di Israele. Sette anni di cronache mediorientali (Luca Sossella Editore, 2024)

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