La politica commerciale discontinua del Presidente Trump e la sua comunicazione economica incoerente hanno creato preoccupazioni non solo tra i dirigenti aziendali, ma anche tra i legislatori repubblicani e all’interno della stessa Casa Bianca. Diversi dirigenti e lobbisti sono agitati e hanno espresso preoccupazione, invitando l’amministrazione Trump, incluso il capo dello staff Susie Wiles, a fornire indicazioni più chiare e prevedibili sul programma tariffario per tranquillizzare i mercati finanziari, in forte perdita nelle ultime settimane.
Molti rappresentanti del mondo imprenditoriale hanno smesso di provare a far cambiare idea al presidente sulla politica commerciale e si concentrano invece nel chiedere chiarezza sull’approccio tariffario adottato. Durante un recente incontro alla Casa Bianca con dirigenti di grandi aziende tecnologiche come IBM, Qualcomm e HP, alcuni CEO hanno espresso direttamente al presidente le loro preoccupazioni sugli effetti negativi delle tariffe proposte, soprattutto nel loro settore. Trump, tuttavia, ha sottolineato pubblicamente che la discussione ha riguardato principalmente investimenti negli Stati Uniti.
Nonostante forti riserve private sulla politica economica del Presidente Trump, i CEO delle grandi aziende statunitensi evitano critiche pubbliche, preferendo esprimersi apertamente soltanto se la situazione economica peggiorasse significativamente. Un sondaggio informale svolto dal Wall Street Journal rivela che il 44% dei CEO ritiene necessario un calo del mercato azionario del 20% prima di criticare apertamente il presidente, mentre un altro 22% aspetterebbe un calo del 30%. Circa un quarto dei CEO non considera appropriato criticare pubblicamente il governo in nessuna circostanza.
Questa discrepanza tra opinioni private e dichiarazioni pubbliche è stata evidente durante una recente riunione del Yale CEO Caucus a Washington, dove la notizia di un possibile raddoppio delle tariffe su acciaio e alluminio dal Canada ha provocato disapprovazione generale. Jeffrey Sonnenfeld, organizzatore dell’evento, ha riferito che i partecipanti hanno manifestato una forte avversione per la politica economica di Trump, con particolare preoccupazione per le tensioni commerciali con il Canada. Tuttavia, poche ore dopo, gli stessi manager hanno mantenuto un atteggiamento cordiale durante un incontro pubblico con Trump organizzato dalla Business Roundtable, evitando domande dirette sulle tariffe.
Alcuni CEO hanno espresso con cautela le loro preoccupazioni: Mike Wirth, CEO di Chevron, ha chiesto politiche economiche più stabili, data la necessità delle aziende di pianificare investimenti a lungo termine. Altri hanno evidenziato i costi negativi delle tariffe per le loro aziende e per l’economia generale, come il CEO di Alcoa, che ha parlato di migliaia di posti di lavoro a rischio, e i CEO di Target e Walmart, che hanno sottolineato come le tariffe porterebbero rapidamente a un aumento dei prezzi al consumo.
Rispetto al primo mandato di Trump, quando gli amministratori delegati erano più propensi a esprimersi pubblicamente su temi come immigrazione e cambiamento climatico, oggi prevale una maggiore cautela. Tuttavia, sulle questioni di sicurezza nazionale, i CEO sembrano essere più disposti a criticare apertamente il presidente.
Secondo diversi leader d’impresa, una ragione della loro prudenza sta nel fatto che molti apprezzano gli impegni di Trump per la deregulation e la riduzione delle tasse, sperando inoltre che le minacce tariffarie siano soltanto temporanee tattiche negoziali.