Corte Suprema USA boccia i dazi di Trump. Lui attacca furiosamente i giudici

La sentenza infligge un duro colpo alle ambizioni del Presidente e demolisce un pilastro fondamentale della sua aggressiva agenda economica. Il WSJ: la reazione rabbiosa alla decisione dei nove togati dell'Alta Corte "il punto più basso della sua presidenza".

Il Wall Street Journal, più diffuso quotidiano conservatore d’America, è durissimo con Donald Trump. “Il Presidente Trump deve delle scuse alla Corte Suprema” – si legge in un editoriale non firmato – “sia ai singoli giudici che ha infangato venerdì, sia all’istituzione stessa. È quasi certo che Trump non ne offrirà, ma la sua invettiva contro la sentenza che ha bocciato i dazi rappresenta, probabilmente, il punto più basso della sua presidenza”.

Ha definito i liberal una “vergogna per la nostra nazione”, ma ha riservato un livore particolare per i tre giudici conservatori. “Pensano di essere ‘politicamente corretti’, cosa che è già accaduta in passato, fin troppo spesso, con certi membri di questa Corte”, ha dichiarato Trump. “In realtà, si stanno comportando da sciocchi e da cagnolini servili al servizio dei RINO e della sinistra radicale democratica… sono profondamente antipatriottici e sleali verso la nostra Costituzione. La mia opinione è che la Corte sia stata influenzata da interessi stranieri”.

Scrive ancora il Wall Street Journal:

Si tratta di un attacco ignobile, persino per gli standard di Trump. Li accusa di tradire gli Stati Uniti per assecondare interessi oscuri che non ha identificato, senza dubbio perché non esistono. Interpellato sui giudici Gorsuch e Barrett, da lui stesso nominati, Trump si è spinto oltre, definendoli “una vergogna per le loro famiglie”.

Si tratta della stessa Corte che si era espressa a favore di Trump sulla questione dell’immunità presidenziale, un tema che per lui aveva un peso personale ben superiore. La colpa non ricade sui giudici, ma sulla sua ossessione per i dazi.

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Donald Trump ha abusato della propria autorità imponendo dazi elevati sulle importazioni globali: lo ha stabilito venerdì la Corte Suprema degli Stati Uniti, abbattendo uno dei pilastri dell’aggressiva agenda economica del Presidente.

Con una sentenza approvata con 6 voti favorevoli e 3 contrari, la Corte ha deciso che una legge del 1977, concepita per affrontare emergenze nazionali, non fornisce la base giuridica necessaria per la maggior parte dei dazi imposti dall’amministrazione Trump ai paesi di tutto il mondo. Il verdetto rappresenta una battuta d’arresto significativa per una delle più audaci rivendicazioni del potere esecutivo da parte di Trump dal suo ritorno alla Casa Bianca.

Sebbene il Presidente abbia sostenuto che i dazi avrebbero rimpinguato le casse federali, rivitalizzato il cuore industriale del Paese e reso l’economia mondiale più “equa” verso gli Stati Uniti, gli economisti hanno ripetutamente avvertito del rischio di un ulteriore aumento dei prezzi per i cittadini americani, già reduci da anni di forte inflazione.

Il nodo costituzionale

Di norma, l’imposizione di dazi richiede l’approvazione del Congresso, che detiene l’autorità esclusiva ai sensi della Costituzione in materia di tassazione. Trump, tuttavia, ha sostenuto di avere il diritto di applicare dazi ai partner commerciali in virtù dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), una legge che in determinate circostanze concede al presidente il potere di regolare o proibire transazioni internazionali durante un’emergenza nazionale.

Durante le udienze dibattimentali, l’Avvocato Generale degli Stati Uniti (Solicitor General), D. John Sauer, ha affermato — nonostante il Presidente sostenesse da mesi che avrebbero generato migliaia di miliardi di dollari per il governo federale — che i dazi non riguardassero realmente il denaro. “Si tratta di dazi regolatori”, ha assicurato Sauer alla Corte. “Non sono dazi volti a generare entrate. Il fatto che producano gettito è puramente incidentale”.

Lo scetticismo dei giudici

I giudici della Corte Suprema hanno espresso forte scetticismo verso la posizione dell’amministrazione. “Non capisco proprio questo argomento”, ha dichiarato la giudice progressista Sonia Sotomayor. “Volete sostenere che i dazi non siano tasse, ma è esattamente ciò che sono”.

Persino alcuni membri conservatori della Corte — dominata da una supermaggioranza di destra plasmata dallo stesso Trump — si sono mostrati dubbiosi. “Lo strumento utilizzato è l’imposizione di tasse sugli americani, e questo è sempre stato un potere centrale del Congresso”, ha affermato il Giudice Capo, John Roberts.

Trump ha ripetutamente dichiarato che la decisione della Corte avrebbe avuto un effetto “sismico” sugli Stati Uniti — sostenendo, all’indomani delle udienze, che la sentenza rappresenterebbe la “differenza tra il fallimento e la prosperità” — e sulla sua reale capacità di “rendere l’America di nuovo grande”.

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