In un recente intervento, l’ex presidente Donald Trump ha riconosciuto che i dazi imposti sulle importazioni dalla Cina potrebbero portare a carenze di giocattoli, tra cui le iconiche bambole Barbie, in vista del Natale 2025.
I supermercati sono sempre più preoccupati che la guerra commerciale del presidente e l’aumento della volatilità portino a scaffali vuoti, prezzi più alti e chiusure di negozi, a causa del brusco calo delle importazioni cinesi.
Gli amministratori delegati di Walmart, Target e Home Depo hanno avvertito Trump privatamente la scorsa settimana della probabilità di carenze di prodotti e aumenti di prezzo.
Ha detto Trump ai giornalisti mercoledì. “Beh, forse i bambini avranno due bambole invece di 30, e forse le due bambole costeranno un paio di dollari in più”.
Il suo consigliere Stephen Miller ha però ribattuto che “quasi ogni consumatore americano” sarebbe felice di pagare di più per una Barbie made in USA, piuttosto che acquistare prodotti cinesi.
L’argomento di Trump: “Meglio pagare di più ma sostenere l’America”
Miller ha difeso la politica dei dazi, sostenendo che nel lungo termine spingeranno le aziende a riportare la produzione negli Stati Uniti. “Gli americani capiscono che è giusto pagare qualche dollaro in più per sostenere posti di lavoro nel proprio Paese”, ha affermato. L’amministrazione Trump insiste sul fatto che la dipendenza dalla Cina per beni di consumo come i giocattoli rappresenti un rischio per l’economia e la sicurezza nazionale.
L’allarme dei rivenditori: “Prezzi più alti e meno giocattoli sugli scaffali”
Tuttavia, i grandi retailer come Walmart e Target temono che l’aumento dei costi a causa dei dazi si tradurrà in scorte limitate e prezzi più alti, proprio nel periodo natalizio. La Barbie, prodotta principalmente in Cina, è uno dei giocattoli più venduti al mondo, e una sua eventuale carenza potrebbe deludere milioni di bambini.
Le preoccupazioni economiche
Secondo analisti del Conference Board, l’incertezza legata alla guerra commerciale sta alimentando un clima di pessimismo tra i consumatori, già preoccupati per l’inflazione. Se Trump sostiene che i dazi proteggeranno l’industria americana, molti economisti avvertono che, nel breve periodo, le famiglie potrebbero dover affrontare spese più elevate senza un reale vantaggio immediato.
Cosa succederà ora?
Mentre Trump difende la sua linea dura, il rischio è che, senza un accordo con la Cina, il Natale 2025 si trasformi in una corsa agli acquisti per paura di trovare scaffali vuoti. Intanto, il dibattito continua: meglio pagare di più per un giocattolo americano o evitare rincari e carenze mantenendo le importazioni dalla Cina?