Il mondo si divide in due categorie: chi ha una pistola carica e chi scappa. È una brutale verità che i questi giorni, in discorsi dai toni solenni, tra l’allarmato e l’armato, politici di ogni risma ci ricordano con fermezza, a partire dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, che ha appena lanciato il piano “Recovery Arms” da 800 miliardi per riarmare le nazioni dell’Unione Europea.
Nell’era della geopolitica spietata, la dottrina che governa gli Stati Uniti guidati da un Donald Trump che ha la psicologia del distruttore sociopatico, sembra uscita da un film di Sergio Leone: non conta il diritto, vince la forza. È volgare, è cinico, ma è così. E mentre ci abbandoniamo a sdegno e retorica – evocando paragoni storici ormai sterili, da Monaco a Churchill – la realtà del 2025 ci riporta davanti alla stessa angoscia che perseguita l’Europa da settant’anni.
De Gaulle, nel 1963, l’aveva detto chiaro: Se l’Europa non è l’Europa dei popoli, ma solo un’architettura tecnocratica, il suo destino sarà limitato e il suo futuro compromesso. E saranno gli americani ad approfittarne per imporre la loro egemonia. Philippe Séguin, nel 1992, lo ribadiva: Senza difesa e senza diplomazia, domani la Francia (e quindi l’Ue) avrà lo stesso margine di manovra dell’Ucraina oggi. Avevano ragione. Ma non li abbiamo ascoltati. Abbiamo delegato la nostra forza senza costruire un piano B.

Ora ci raccontiamo la favola che la burocrazia europea – la stessa che ci ha spogliati di ogni attributo di potere e che è stata concepita contro l’idea stessa di forza – possa restituirci la sovranità. Ma il potere non si prende in prestito, non si mutualizza, non si condivide. Una moneta unica non crea una potenza politica. Un trattato di bilancio non costruisce un esercito.
L’Europa non è un impero. Il vero quadro della potenza resta lo Stato-nazione, e l’eroica resistenza ucraina ne è la prova vivente. Questo non significa che le alleanze tra Stati europei siano inutili, né che dobbiamo rinunciare a difendere la nostra civiltà, quel miracolo storico nato dalla fusione tra cristianesimo e democrazia liberale. Ma significa tornare alle fondamenta della realtà: solo le nazioni forti possono costruire un’Europa indipendente.
A patto di avere pistole cariche.